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Ma chi è la Gioconda?
Già ai tempi di Leonardo il dipinto "La Gioconda" o "Monna Lisa", come lo intitolò Giorgio Vasari nel 1550, era considerato un capolavoro. E' senza dubbio uno dei quadri più famosi al mondo.
Da cinquecento anni gli occhi della Gioconda ci osservano e ci coinvolgono sempre più nel mistero. Lo sguardo di questa donna ha suscitato l’universale interesse verso Leonardo, una figura per certi versi anomala del panorama dell’arte e della cultura rinascimentale.
Conservato al Museo del Louvre di Parigi, è un piccolo quadro dipinto ad olio su legno di pioppo con dimensioni di 77 x 53 cm. Leonardo non lo considerò mai un dipinto terminato e lo tenne sempre con sé senza mai consegnarlo al committente e senza mai separarsene fino alla sua morte.
La bellezza della Gioconda va ricercata nei suoi lineamenti facciali e nell'armonia degli elementi pittorici, nell'originalità meravigliosa dell'insieme e di ogni singolo particolare, nella distribuzione dei colori e nel perfetto contrasto fra il sorriso ed il paesaggio, che emana una sensazione misteriosa e irreale di sfida all'intelligenza e allo spirito di chi l'osserva.
L’identità del soggetto rimane ignota e c’è ancora chi si chiede di chi sia il ritratto. Molte sono le ricerche che hanno tentato e tentano di ricostruire il paesaggio che fa da sfondo al dipinto. Ma chi è questa donna di cui tutti conoscono il volto, gli occhi e l'enigmatico sorriso?

Abbiamo provato a porre la domanda direttamente al soggetto del dipinto che assumendo un'espressione da "Gioconda" ha risposto:
- Il mio nome è Lisa di Antonmaria Gherardini Giocondo, sebbene per tutti i miei conoscenti sono semplicemente "madonna Lisa" o "monna Lisa". Sono nata a Firenze il 14 giugno 1479. I Gherardini, la mia famiglia, sono stati esiliati durante la guerra civile tra guelfi e ghibellini. Ho sposato Francesco di Bartolomeo Del Giocondo, ricco setaiolo fiorentino, più grande di 15 anni, reduce da un precedente matrimnio con Camilla Rucellai, durato solo tre anni perchè la moglie morì all'età di 18 anni, lasciandogli un figlio da svezzare.
Il mio aspetto originariamente non era così "accattivante" e raffinato. Come mi decrive Giorgio Vasari ne "Le vite", le mie sopraciglie erano più folte e le ciglia lunghe ed arcuate, mentre sulle guance avevo due simpatiche fossette, ma Leonardo, nelle sue ripetute modifiche, mi ha rappresentato come mi vedete oggi.

Il paesaggio che fa da sfondo al ritratto dove trae l'ispirazione?
- Il paesaggio che Leonardo ha utilizzato per lo sfondo è quello dell'Arno, dove quest'ultimo è scavalcato dal ponte a Buriano ed è attraversato dalla via Cassia. Proseguendo sulla via Cassia si incontrano i Calanchi, cioè delle bizzarre formazioni rocciose erose dalle piogge, visibili nella parte sinistra del quadro.
Si è detto che la trovata di Leonardo di rappresentare un panorama non uniforme, cioè la parte sinistra posta più in basso di quella destra, creando una forte senso di profondità, sia geniale. Il mio parere, senza nulla togliere alla genialità di Leonardo, è che commise l'errore involontariamente nel susseguirsi dei numerosi studi prospettici e, considerato l'effetto che ne scaturiva, decise di lasciarlo com'era venuto.
Ricordo che per posare fu scelto il loggiato del castello di borgo di Quarata, da dove si ammirava in prospettiva il paesaggio rappresentato.

Perchè ha assunto la famosa espressione sottolineata dall'enigmatico sorriso?
- Quando Leonardo mi ritrasse ero in dolce attesa. Infatti il ritratto originario mi presentava con una cuffia e con un sottile velo di mussolina che all'epoca era portato dalle donne in stato interessante o che avevano appena dato alla luce un figlio.
Secondo me il quadro riflette le teorie di Leonardo sul ruolo fondamentale della donna nella creazione e sull'importanza dei corsi d'acqua nella formazione della Terra.
Da quella gravidanza ebbi una bellissima figlia, Camilla, secondogenita, che da grande si fece suora insieme alla sorella Lucia. Complessivamente ho avuto cinque figli.

Come è avvenuto l'incontro con Leonardo?
- Quando dipinse il quadro, Leonardo alloggiava nei pressi del Palazzo Gondi, a pochi passi da piazza della Signoria; la casa era di proprietà della mia famiglia. Inoltre, la famiglia Del Giocondo aveva molti legami con i Medici e con Leonardo. Infatti, il padre di Leonardo, notaio più importante di Firenze, si prodigava per trovare committenti al figlio, ed ebbe tra i suoi clienti proprio i Del Giocondo. E ancora, Leonardo visse in Santissima Annunziata, proprio dove i Del Giocondo avevano la cappella di famiglia e dove mi recavo spesso a pregare.

Saprebbe dirci qualcosa circa il motivo per cui il quadro ora si trova in Francia?
- Il dipinto fu portato in Francia da Leonardo nel 1516, quando il Re Francesco I lo invitò a lavorare ad Amboise, vicino alla residenza del Re (il Castello di Clos-Lucé).
Dopo la morte di Leonardo il dipinto fu esposto nella Salle de Bain del castello di Fontainebleau e poi a Versailles. Dopo la Rivoluzione francese, venne spostato al Louvre. Napoleone Bonaparte lo fece mettere nella sua camera da letto, ma successivamente tornò al Louvre. Durante la Guerra Franco-Prussiana del 1870-1871, venne tolto dal Louvre e nascosto da qualche parte in Francia.
Potrei scrivere innumerevoli storie di cui sono stata mio malgrado testimone.

Si ricorda di quando il dipinto fu rubato?
- Certo, fu un'esperienza inebriante. Il 22 agosto 1911 il dipinto fu rubato; del furto fu sospettato il poeta francese Guillaume Apollinaire che venne arrestato e condotto in prigione il 7 settembre. Anche Pablo Picasso venne interrogato in merito, ma entrambi furono in seguito rilasciati. A quell'epoca il quadro si riteneva perso per sempre. Si scoprì in seguito che un impiegato del Louvre, Vincenzo Peruggia, convinto che il dipinto appartenesse all'Italia e non dovesse quindi restare in Francia, lo rubò uscendo dal museo con il quadro sotto il cappotto. Comunque, la sua avidità lo fece catturare quando cercò di venderlo a un mercante d'arte di Firenze, dove il dipinto era stato creato; il quadro ricuperato venne esibito in tutta Italia e restituito al Louvre nel 1913.
Nel 1956, la parte inferiore del dipinto venne gravemente danneggiata a seguito di un attacco con dell'acido. Diversi mesi dopo qualcuno lanciò un sasso contro il dipinto. Attualmente viene esposto dietro un vetro di sicurezza.
Nel 1962, il quadro venne prestato agli Stati Uniti e mostrato a New York e Washington. Nel 1974 andò in tournée e venne esibito a Tokyo e Mosca.

Si racconta che lei è stata l'amante di Giuliano dei Medici.
- E' solo una maldicenza. Giuliano dei Medici morì in un agguato il 26 aprile 1478, cioè un anno prima che nascessi.

Da una osservazione più attenta del dipinto, si può notare che la Gioconda nasconde dietro le mani e nel ventre, non tanto l’uovo alchemico simbolo del peccato primordiale, ma la presenza occultata del libro che stava leggendo mentre posava, un libro che è la ricerca della verità imperniata su alcune rivelazioni fatte da alcuni testimoni involontari, una storia che parla di destino, perdono e difficoltà superate, e che porta con sé un vibrante messaggio di speranza. Nelle toccanti e intense pagine di ‘La zia di Lampedusa’, Elvira Siringo mette in scena, con l’insuperabile maestria che la caratterizza, un’affascinante galleria di personaggi e una serie di situazioni dai forti contrasti.
Nella foto una copia del quadro nella quale Leonardo aveva ritratto monna Lisa con il libro in mano.
G.D.